L’agricoltura italiana può ambire all’autosufficienza energetica grazie alle rinnovabili

Secondo l’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), l’Italia, a livello europeo, si colloca al secondo posto nell’evoluzione degli investimenti nelle energie rinnovabili con il settore agricolo che, attraverso lo sfruttamento dei residui colturali, dei reflui zootecnici e il recupero delle attività forestali, può ambire all’autosufficienza energetica.

 

“Le energie rinnovabili – spiega Giulio Volpi della Direzione generale energie presso la Commissione europea a Bruxelles – rappresentano un settore strategico che la crisi non ha intaccato; basti pensare che nel 2011 ha attratto 260 miliardi di dollari, il 5% in più rispetto all’anno precedente. Anche in Italia l’energia prodotta da fonti rinnovabili continua a crescere anno dopo anno. La ricetta per consolidare un trend positivo è quella di garantire un quadro normativo stabile e duraturo che ne promuova lo sviluppo, sia di quelle elettriche ma soprattutto di quelle termiche, come le bioenergie. Purtroppo i decreti attuativi della Direttiva europea sulle rinnovabili non sono stati ancora emanati e questo determina un’incertezza normativa che attualmente, in Italia, impedisce alle imprese del settore di programmare gli investimenti futuri. L’auspicio, ovviamente, è che si proceda quanto prima con l’emanazione”.

 

Quali sono e in cosa consistono gli aiuti economici, se esistono, che la Commissione europea prevede per la realizzazione di impianti destinati alle bioenergie?

“La competenza dei sistemi incentivanti appartiene a ogni singolo Stato membro. La Commissione sostiene invece la ricerca e l’innovazione tecnologica. Nel caso specifico, dal 2007 sono stati finanziati 20 progetti innovatori di ricerca sui biocarburanti e la produzione di elettricità da biomasse per un ammontare di circa 70 milioni di euro. Ma altre priorità di ricerca a livello europeo riguardano le nuove materie prime, come la biomassa acquatica e i rifiuti, e le bioraffinerie”.

 

Quanto si differenziano, tra Stato e Stato, gli incentivi?

“Ogni paese è libero di definire le proprie modalità e i vari livelli di incentivazione. Ma le differenze, tra Stato e Stato, sono significative perché differenti sono i costi di produzione dell’energia ottenuta da fonti convenzionali e da fonti rinnovabili, senza dimenticare l’efficienza delle procedure autorizzative e di connessione alla rete. In Germania, tanto per fare un paragone, la continuità del quadro normativo iniziato 15 anni fa insieme alla semplificazione amministrativa fanno sì che le tariffe incentivanti siano minori di quelle italiane”.

 

Rimaniamo in Germania. Il mondo agricolo e il territorio in quale modo hanno beneficiato dello sviluppo delle energie rinnovabili?

“L’evoluzione dell’energia rinnovabile, soprattutto delle bienergie, offre la possibilità di ampliare le prospettive economiche e di sviluppo del settore agroalimentare, aiutando nel contempo a raggiungere obiettivi ambientali di lotta ai cambiamenti climatici, favorendo la riduzione delle emissioni di gas serra e la opportunità di sostituire combustibili fossili con una forma di energia rinnovabile. La Germania, con 7.000 centrali di biogas e una capacità installata di 2,6 GW elettrici nel 2011, rappresenta circa la metà della produzione europea di elettricità da biogas. Il settore ormai ha un giro d’affari di 1,5 miliardi di euro e considerando l’indotto ha saputo creare in pochi anni ben 38.000 posti di lavoro”.

 

Giulio Volpi sarà tra i relatori al convegno “Ambiente, territorio e produzione di energia”, organizzato in collaborazione con Legambiente e Chimica Verde nell’ambito di Bioenergy Italy (Cremona 15-17 marzo 2012), il punto di riferimento italiano per le fonti rinnovabili. Un’occasione imperdibile per approfondire tutti gli aspetti legati al mondo dell’energia pulita attraverso l’ampio parco espositivo e il ricco calendario di seminari e convegni in programma.

 

Scrivi un commento