Il fotovoltaico si può fare senza sacrificare le colture. Lo dimostra l’agrovoltaico

Installare un impianto fotovoltaico non significa sacrificare la coltura del terreno sottostante ma, anzi, incrementarne la produttività.

A dimostrarlo è il modello di impianto agrovoltaico® ideato e progettato dalla bresciana R.E.M. (Revolution Energy Maker) e attualmente realizzato in tre diversi siti pilota, a Castelvetro Piacentino (PC), a Virgilio (MN) e a Monticelli d’Ongina (PC), mentre un quarto è in progetto: a regime i quattro siti garantiranno una potenza di picco installata di circa 10 MW.

L’ultimo sito, a Monticelli d’Ongina, che ha una potenza di 3,2 MW ed una produzione di energia pari al 49% del consumo domestico locale, a un anno dall’installazione ha dato a luglio il primo raccolto di grano seminato lo scorso novembre. L’obiettivo di questi impianti è produrre energia elettrica “zero emission” da fonti rinnovabili attraverso un sistema integrato con l’attività agricola, garantendo un modello eco-sostenibile che fornisca alle comunità locali energia pulita e prodotti sani da agricoltura biologica.

L’impianto, disposto su 21 ettari, integra l’attività agricola con la produzione di energia rinnovabile e pulita grazie a una rete di pannelli a inseguimento solare disposti su strutture mobili sospese (tracker) a circa 5 metri d’altezza e collegate tra loro grazie ad un sistema wireless di controllo. I pali di sostegno sono distanti tra loro 12 metri per garantire la giusta illuminazione al terreno, mentre i pannelli sono distribuiti in maniera da limitare al massimo l’ombreggiamento. L’inseguimento solare fa sì che a comando wireless i pannelli si possano disporre perpendicolari al terreno, garantendo una distribuzione omogenea delle piogge e della neve ed evitando danni in caso di grandinate o vento forte: allo stesso modo i pannelli possono disporsi parallelamente per facilitare il lavoro dei mezzi agricoli.

“I pannelli sospesi e la struttura flessibile, che non ingombra ed è realizzata con materiali non inquinanti e riciclabili – sottolinea Roberto Angoli, presidente di R.E.M. – non sottraggono spazio al terreno coltivabile e non pongono vincoli alle operazioni legate all’attività agricola”. Punto di forza dell’impianto agrovoltaico, per la cui tecnologia l’azienda bresciana ha depositato domanda di brevetto internazionale, sta anche nell’ecosostenibilità “double green” (doppiamente ecologica) di tutta la filiera, dall’installazione fino allo smaltimento. L’intero impianto è realizzato con materiali non inquinanti e riciclabili (le strutture di sostegno sono in alluminio riciclato e non trattato), la componentistica necessaria è prodotta per la maggior parte in Italia, e viene installato grazie ad elicotteri e quad elettrici che non danneggiano la microstruttura superficiale del terreno.

Compatibile con ogni tipo di coltura, l’impianto agrovoltaico® necessita dai 4 ai 5,5 ettari di superficie (il valore è correlato alle tecnologie di conversione dell’energia solare) per produrre una potenza di picco installata di 1MW, occupando il 2% del suolo su cui viene installato l’impianto (un impianto tradizionale a terra ne occupa il 40%). La struttura agrovoltaica è adatta all’integrazione di nuovi impianti automatici di supporto alle attività agricole (sistemi di irrigazione, distribuzione fertilizzanti..) ed è applicabile a diverse tipologie di appezzamenti: terreni esondabili lungo le vie di comunicazione, lungo gli argini di contenimento dei corsi d’acqua, su terreni da bonificare o dismessi e dove si intende preservare l’area verde.

Infine, la produzione di energia pulita di un impianto come questo è incrementata del 30% grazie all’inseguimento biassiale omnidirezionale dei pannelli fotovoltaici.

2 Commenti

  1. Piergiuseppe 21 settembre 2012 at 14:35 - Reply

    Grande sistema!! queste sono le strade da percorrere se i ns. politici avessero un minimo di lungimiranza, ciao.

    • Stefano Caproni 21 settembre 2012 at 17:00 - Reply

      Infatti, davvero interessante, e come impatto “visivo” mi pare meno invadente di tante porcate che vedo in giro 😉

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