Le potenzialità delle bioplastiche: si potrebbero risparmiare in Europa 27 milioni di tonnellate di Co2

La salvaguardia dell’ambiente passa anche dalle bioplastiche, un settore in notevole espansione che racchiude anche interessanti opportunità di occupazione per quanti intendano dedicarsi al loro sviluppo. Il tema è stato oggetto di un interessante convegno svoltosi il 17 marzo a Cremona nell’ambito di Bioenergy Italy, l’importante evento fieristico divenuto ormai appuntamento irrinunciabile per il mondo delle energie rinnovabili.

 

“Nel secolo che ci siamo da poco lasciati alle spalle – ha dichiarato Marco Versari della  Novamont di Terni, azienda impegnata nella chimica verde che poco più di un mese fa ha inaugurato un altro importante centro di ricerca a Porto Torres, in Sardegna  – i consumi di combustibili fossili sono aumentati di 20 volte e di 34 quelle delle attività estrattive. A questo dobbiamo aggiungere che in Europa, ogni anno, un cittadino consuma 16 tonnellate di materiali di cui 6 diventano rifiuti. Siamo di fronte a un modello che non può più funzionare e che deve lasciare spazio a produzioni e a consumi diversi dai precedenti”. E in questo contesto si inseriscono le bioplastiche, ad iniziare dall’attività di compostaggio della frazione organica dei rifiuti solidi urbani. “Le potenzialità di crescita, in Europa, sono particolarmente elevate – ha ribadito – anche perchè non possiamo più continuare a competere con le materie prime di origine petrolifera bensì con le rinnovabili che abbiamo a casa nostra”.

 

Sono numerosi i prodotti che si possono ottenere dalle bioplastiche, a iniziare dal forse più conosciuto sacchetto in MaterBi utilizzato per la spesa. Ma nell’elenco compaiono altri tipi di imballaggi, prodotti per l’igiene, componenti per auto e, in agricoltura, teli per la pacciamatura, la solarizzazione, i vasi, le fitocelle, i legacci per la vite e i supporti per le trappole a feromoni. “Secondo i dati forniti dall’Unione europea – ha spiegato nel suo intervento Lorenzo D’Avino di Chimica Verde Bionet – incrementando la produzione di bioplastiche, nel 2020 si potrà ottenere un risparmio compreso tra i 9 e i 27 milioni di tonnellate di Co2 equivalente. Numeri importanti, che si abbinano a un concetto altrettanto fondamentale basato sulle caratteristiche di biodegradabilità e compostabilità”.

 

Ma al 2020 si guarda anche con altre prospettive se è vero, come è vero, che in base a una previsione dell’Errma (European renewable resources and materials association) “il mercato delle bioplastiche – ha sottolineato Beppe Croce di Legambiente – se regolamentato da adeguate politiche europee potrebbe addirittura decuplicare”. Intanto paesi come la Germania o la Francia stanno investendo nel settore notevoli risorse finanziarie: rispettivamente circa 2,5 e 1,3 miliardi di euro. E l’Italia? “Attualmente non ha previsto nessun tipo di investimento – ha precisato ancora Croce – ma con il divieto entrato in vigore lo scorso anno di utilizzare prodotti non biodegradabili ha ottenuto, praticamente a costo zero, un notevole risultato: l’utilizzo di shopper di plastica in poco tempo è diminuito di oltre il 50%”. Un ottimo segnale. L’auspicio è che ne seguano altri altrettanto concreti.

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