Visita virtuale all’impianto pilota per la CCS a Brindisi

Se avete qualche minuto di tempo, potete andare a visitare l’impianto pilota Ccs (Carbon Capture Storage) di Brindisi. Abitate lontano ? Niente paura, nell’epoca della multimedialità potrete accedere al sito e visitare la struttura con la visita virtuale predisposta da Enel. Collegandosi alla pagina dedicata (clicca qua).

 

Ma cos’è l’impianto pilota CCS di Brindisi ? Si tratta di una tecnologia di cattura della CO2 (uno dei gas serra indicato tra i responsabili dell’effetto serra) che è stata installata come impianto pilota nella centrale Federico II a Brindisi nel marzo del 2011.  La CCS consente di catturare la CO2, uno dei principali gas serra, dai fumi in uscita dagli impianti a combustibili fossili, di trasportarla e successivamente sequestrarla in un sito geologicamente sicuro.

 

La tecnologia di cattura post-combustione è la più matura e adatta a modificare le centrali a carbone esistenti. Interviene a valle del processo di combustione del carbone, con un sistema che, utilizzando sorbenti chimici, effettua un lavaggio dei fumi, separando la CO2 dalle altre sostanze.

 

L’impianto pilota di Brindisi permetterà di maturare l’esperienza di progettazione e di esercizio degli impianti di cattura post combustione della CO2, di ottimizzare il processo e di valutare il suo impatto ambientale, rafforzando il know-how di Enel.

 

L’impianto pilota di Brindisi è uno dei primi della sua taglia in Europa e nel mondo. Consente di trattare 10.000 Nm3/h di fumi per separare 2,5 t/h di CO2, fino a raggiungere un massimo di 8.000 tonnellate annue. La stessa quantità di CO2 assorbita da circa 800 mila alberi, ovvero una foresta di 10 chilometri quadrati (maggiori informazioni sul processo di cattura della Co2 sono disponibili sulla pagina dedicata di Enel e sul portale dedicato Osservatorio CCS).

 

La tecnologia CCS è fortemente criticata dalle associazioni ambientaliste, sia pe ril pericolo di emissioni dopo lo stoccaggio, sia perchè in ogni caso non elimina la dipendenza dai combustibili fossili, ma ne “limita” i danni.  Questa tecnologia è da molti considerata per lo meno discutibile e pericolosa. Gli aspetti più preoccupanti sono:

 

– l’anidride carbonica iniettata vicino a faglie sismiche, aumenta il rischio di terremoti, a causa della capacità della CO2 di produrre una lubrificazione delle zolle geologiche, sollecitandone lo spostamento con la semplice pressione proveniente dalla parte sottostante la superficie terrestre

 

– il gas serra CO2, se iniettato nel sottosuolo causa una conversione chimica che può inquinare le acque potabili.  L’aumento di acidità che fa sì che elementi chimici pericolosi, fra i quali i metalli pesanti (i principali e più pericolosi: arsenico, nichel, mercurio e cadmio) filtrino fuori dalla formazione geologica. Questi inquinanti spesso riescono ad arrivare alle falde acquifere. Per le popolazioni che vivono sfruttando tali risorse idriche, una conversione chimica di questo tipo renderebbe le acque velenose e inutilizzabili

 

– i costi enormi di questa tecnologia, in termini di investimenti finanziari e di energia, certamente negativi anche in vista della direzione che il mondo odierno cerca di prendere nei confronti degli inquinanti emessi dalle centrali a tecnologie “obsolete” come quelle a carbone.

 

Sul web potete trovare numerosi articoli e approfondimenti che parlano di questa tecnologia molto discussa.

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