Il Corpo Forestale dello Stato conclude, dopo la prima fase, l’ “Operazione Pettirosso”

Dopo la prima fase della quale abbiamo parlato il mese scorso (leggi qua), si è conclusa l’opera di prevenzione e antibracconaggio della task forse della Forestale, che ha impiegato 24 unità del nucleo operativo antibracconaggio (NOA) nelle zone del Bresciano che ogni anno sono sede delle attività illecite da parte di persone senza scrupoli che in barba alle norme e ai divieti opera  al fine di catturare specie protette con metodi illeciti. Come si legge nel comunicato del Corpo Forestale dello Stato, sono state complessivamente più di 110 le persone denunciate: tra i reati contestati il maltrattamento di animali, il furto venatorio, l’omessa custodia e il porto abusivo di armi e la caccia di specie protette anche attraverso l’utilizzo di mezzi non consentiti. Tra le ipotesi di reato anche la ricettazione. Ad arricchire il bilancio la forestale evidenzia che complessivamente sono stati sequestrati 700 esemplari di avifauna (includendo sia quelli vivi che quelli rinvenuti morti). Parte di quelli che si sono salvati sono stati liberati sul posto e altri sono stati affidati alle cure del Centro Nazionale di Recupero Fauna Selvatica Il Pettirosso

Sono stati sequestrati anche fucili, reti, trappole proibite come tagliole e archetti, proibiti dalla legge e che oltrettutto causano mutilazioni e morte degli uccelli dopo ore di agonia. Ci sembra assurdo che si debba ancora lottare con questi atteggiamenti fuorilegge che non hanno alcun senso e che continuano a decimare l’avifauna della zona del Bresciano, sede di importanti rotte migratorie e quindi da tutelare ad ogni costo. Un plauso all’opera della Forestale e di tutti quelli (Polizia Locale) che hanno contribuito come ogni anno a “pulire” la zona da trappole e malintenzionati. (fonte www3.corpoforestale.it)

Nella foto un pettirosso nell’oasi di Campotto (Argenta – Ferrara)

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