Il Greenfreeze: una tecnologia verde che ha cambiato il mercato globale della refrigerazione

Se ne parla poco, o forse se ne vuole parlare poco, ma come sempre ci sono soluzioni che si allontanano da quelle tradizionali, a volte più interessanti e suscettibili di introdurre notevoli miglioramenti nella vità di tutti i giorni, e soprattutto relativamente alla salvaguardia del nostro pianeta. Per quanto riguarda l’ozono, è risaputo che ci sono gas dannosi, ma i loro sotituti sono potenti gas serra. La messa al bando dei CFC (clorofluorocarburi), stabilita dal Protocollo di Montreal per la protezione della fascia d’ozono, prevedeva la cessazione della produzione dal 1996 nei Paesi industrializzati, ma non nei Paesi in via di sviluppo come India e Cina. Le sostanze alternative che sono state sviluppate dall’industria – HCFC e HFC (idrofluorocarburi) – presentano un impatto ridotto o nullo sulla fascia d’ozono, ma sono potenti gas a effetto serra. La soluzione pensata da Greenpeace, fu tanto semplice quanto ovvia, usare refrigeranti naturali a basso impatto come miscele di idrocarburi, ammoniaca, CO2.

BREVE STORIA DI GREENFREEZE
Nel 1992 Greenpeace coinvolge un gruppo di tecnici per progettare un’alternativa ai potenti gas a effetto serra proposti dall’industria come fluidi refrigeranti. In seguito a una conferenza tecnica nasce il progetto “Greenfreeze”. Greenpeace commissiona quindi a proprie spese 10 prototipi del nuovo frigorifero per dimostrarne la fattibilità tecnica. Successivamente, in sole 3 settimane, effettua una prevendita di 70 mila pezzi. Il primo Greenfreeze prodotto commercialmente vede la luce nel marzo 1993. Greenpeace non ha mai brevettato la tecnologia, che quindi è a disposizione di tutti i produttori, e non ha mai chiesto o ricevuto royalties per l’utilizzo industriale del Greenfreeze.

Nel 2008 Greenpeace e l’azienda Ben&Jerry’s presentano i nuovi freezer amici dell’ambiente nei principali negozi di Boston e Washington. Alle Olimpiadi di Pechino, Greenpeace e Coca Cola presentano il progetto di riconversione dei banchi frigo dell’azienda con la tecnologia Greenfreeze. Lo stesso anno la General Electric annuncia di voler commercializzare i frigoriferi basati sul Greenfreeze negli USA, mercato fino a quel momento chiuso a questa tecnologia. Una versione alimentata a energia solare – il Solar Chill – è stata sviluppata per conservare i vaccini nelle aree del mondo senza connessione alla rete elettrica. Nel 2010 il principale coordinatore della campagna Greenfreeze di Greenpeace, Janos Maté, riceve il premio dell’EPA per il Protocollo di Montreal sull’ozono proprio per il suo lavoro sul Greenfreeze.

I REFRIGERANTI NATURALI
I refrigeranti naturali includono diverse sostanze come idrocarburi (propano, butano, ciclopentano), CO2, acqua, aria (i cosiddetti “Gentle Five”, cinque gentili), ognuna delle quali ha diverse applicazioni specifiche. Le tecnologie alternative già disponibili sono molte. Per fare un esempio l’HFC 134-a, la principale sostanza impiegata nella refrigerazione per sostituire i CFC, ha un GWP a 20 anni quasi quattromila volte più alto della CO2. Il global warming potential (GWP) esprime il contributo all’effetto serra dato da una emissione gassosa in atmosfera. Tutte le molecole hanno un potenziale relativo alla molecola di CO2, il cui potenziale è 1 e fa da riferimento. Ogni valore di GWP è calcolato per uno specifico intervallo di tempo.

Anche sul piano dei costi, i refrigeranti naturali sono competitivi: molti hanno un costo nullo o comunque inferiore a quello degli HFC. Peraltro, molti dei refrigeranti naturali consentono di aumentare l’efficienza energetica fino al 40% rispetto agli HFC. A seconda del tipo e della dimensione dei sistemi di refrigerazione, ci sono dei costi per adattarli all’uso dei refrigeranti naturali, ma questi costi vengono recuperati nel medio termine grazie al risparmio di energia. La convenienza di usare tecnologie basate sui refrigeranti naturali aumenterà man mano che i governi cominceranno a regolamentare in modo più serio i gas fluorurati come gli HFC, rendendo obbligatorio il loro recupero e stoccaggio a fine vita (attività che richiedono dei costi).

Oggi nel mondo ci sono più di 650 milioni di frigoriferi Greenfreeze, in Cina la loro quota è del 75% (dato 2010, UNEP). Nel 2012 la tecnologia Greenfreeze rappresenta il 40% della produzione globale, ma entro il 2020 si arriverà all’80%. Le alternative agli HFC esistono in quasi tutti gli ambiti di applicazione: per frigoriferi e condizionatori domestici, e per quelli commerciali; per condizionatori portatili; nei processi industriali e per le schiume isolanti.

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