La produzione di biocarburanti deve avere un basso impatto su clima e coltivazioni

Si parla spesso di biocarburanti, e lo si fa ancora più spesso pensando solo ai benefici è non troppo agli effetti collaterali. La commissione Europea ha pubblicato nei giorni scorsi una proposta che tende a limitare l’utilizzo a livello mondiale dei terreni coltivabili, ai fini della produzione di biocarburanti.  Sarà limitata al 5% la quota di biocarburanti derivati da alimenti utilizzabile ai fini del conseguimento dell’obiettivo del 10% di energie rinnovabili fissato dalla direttiva sulle energie rinnovabili.  La direttiva del 2009 sulle energie rinnovabili impone una quota pari al 10% di energia rinnovabile nei trasporti entro il 2020, mentre la direttiva sulla qualità dei carburanti ha imposto l’obiettivo del 6% di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra sui carburanti impiegati nel settore dei trasporti nel 2020.  Secondo le previsioni il contributo dei biocarburanti a questi obiettivi sarà significativo.

Come si legge nella nota, non si vuole limitare l’uso di biocarburanti, ma l’obiettivo è stimolare lo sviluppo di biocarburanti alternativi, detti anche di seconda generazione, derivati da materie prime non alimentari, come i rifiuti o la paglia, che emettono gas a effetto serra in quantità decisamente inferiori ai carburanti fossili e non interferiscono direttamente con la produzione alimentare mondiale. Quindi per la prima volta nella valutazione delle prestazioni dei biocarburanti in termini di emissioni di gas ad effetto serra si terrà conto delle stime dell’impatto della conversione dei terreni a livello mondiale (cambiamento indiretto della destinazione dei terreni).

Günther Oettinger, Commissario per l’Energia, ha dichiarato: “La proposta offrirà nuovi incentivi ai biocarburanti che danno i migliori risultati. In futuro i biocarburanti emetteranno molti meno gas serra e ridurranno la fattura per l’importazione di carburanti.”

Connie Hedegaard, Commissaria per l’Azione per il clima, ha dichiarato: “Se vogliamo che ci aiutino a contrastare i cambiamenti climatici, i biocarburanti che usiamo devono essere autenticamente sostenibili. Dobbiamo quindi investire in biocarburanti che determinino un’effettiva riduzione delle emissioni e non facciano concorrenza alla produzione alimentare. Non escludiamo ovviamente i biocarburanti di prima generazione, ma inviamo un segnale chiaro: in futuro l’aumento nell’impiego dei biocarburanti deve basarsi su biocarburanti avanzati, perché qualsiasi alternativa risulterà insostenibile.”

La proposta, come si legge nella nota, è quella di modificare la normativa vigente sui biocarburanti attraverso la direttiva sulle energie rinnovabili  e la direttiva sulla qualità dei carburanti, e in particolare di:

  • aumentare al 60% la soglia minima di riduzione dei gas a effetto serra per i nuovi impianti al fine di migliorare l’efficienza dei processi di produzione dei biocarburanti e scoraggiare ulteriori investimenti in impianti che danno scarsi risultati nella riduzione delle emissioni;
  • includere i fattori del cambiamento indiretto della destinazione dei terreni nelle dichiarazioni dei fornitori di carburanti e degli Stati membri sulle riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra dei biocarburanti e bioliquidi;
  • limitare al livello di consumo attuale, ossia al 5% fino al 2020, la quantità di biocarburanti e bioliquidi derivati da colture alimentari che possono essere contabilizzati ai fini dell’obiettivo UE del 10% di energia rinnovabile nel settore dei trasporti entro il 2020, mantenendo gli obiettivi generali di energia rinnovabile e di riduzione dell’intensità di CO2;
  • offrire incentivi di mercato per i biocarburanti che non hanno impatto, o hanno un impatto basso, in termini di emissioni derivanti dal cambiamento indiretto della destinazione dei terreni, in particolare per i biocarburanti di seconda e terza generazione derivati da materie prime che non implicano una domanda supplementare di terreni, come ad esempio le alghe, la paglia e vari tipi di rifiuti, perché contribuiranno di più all’obiettivo del 10% di energia rinnovabile nei trasporti fissato dalla direttiva sulle energie rinnovabili.

In questo modo si cercherà di aumentare la produzione di biocarburanti di seconda generazione, e di fare in modo che la produzione dei biocarburanti stessi non entri in competizione con la produzione alimentare. I biocarburanti sono una risorsa importante (ad esempio ci sono già parecchi voli sperimentali con aerei di linea che li utilizzano, leggi qua l’approfondimento) ma la loro produzione deve rispettare alcune regole, in modo che quello che potrebbe essere un grosso beneficio non diventi un ulteriore problema (fonte http://europa.eu/index_it.htm)

 

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