La ricostruzione in Emilia dovrà essere una rinascita verde per essere competitivi in futuro

Legambiente interviene sul tema della ricostruzione con la convinzione che la Bassa emiliana debba uscire dall’emergenza con un profilo europeo d’avanguardia, e non come la brutta copia di ciò che era prima. In questi giorni si comincia a ragionare delle risorse rese disponibili dal Governo, che potrebbero essere comunque inadeguate ai fabbisogni delle zone colpite dal sisma. L’urgenza è che i fondi siano resi immediatamente utilizzabili, soprattutto per evitare la fuga delle attività produttive e riattivare i luoghi simbolo delle comunità colpite, come le scuole e gli edifici pubblici.

Servono tuttavia priorità chiare sul modello di ricostruzione, condivise da tutti i soggetti, dalle istituzioni al mondo economico e degli ordini professionali. Nei momenti di crisi e difficoltà la tendenza è quella di abbassare gli standard di qualità e puntare a risposte di minima, tutte basate su un orizzonte di brevissimo termine. Sarebbe un errore adottare questi criteri anche nella ricostruzione delle zone emiliane. Oggi più che mai, in tutta Italia occorre avere uno sguardo lungimirante cercando l’innovazione e la modernità utili anche per uscire dalla crisi economica.

Analogo ragionamento bisogna adottare in queste zone per non uscire dalla ricostruzione ancora più arretrati e sprofondati nella crisi. È necessario quindi puntare su di una  ricostruzione di qualità: edifici e servizi dovranno essere caratterizzati da un alto livello di innovazione, sia sul versante delle sicurezza che su quello dell’ambiente. In particolare i nuovi edifici dovranno essere ad emissioni zero (come previsto dalle normative UE, a partire dal 2020) annullando le bollette energetiche delle famiglie. Le popolazioni colpite dovranno divenire comunità solari in grado di produrre più energia di quanta necessaria traendo dal sole anche un reale guadagno economico.

Le risorse per le imprese e per l’agricoltura, quindi, non dovranno essere legate alla semplice ricostruzione, ma al miglioramento innovativo in chiave “green”. Le nuove imprese dovranno essere migliori di quelle precedenti, non solo nell’involucro ma anche nel sistema di produzione. Su questi obiettivi è possibile richiedere che altri fondi siano destinasti alla ricostruzione attingendo dal fondo rotativo per Kyoto. Riteniamo che l’Assessore regionale all’energia Muzzarelli debba farsi promotore di questa idea di ricostruzione, proponendo all’Unione europea e al Ministro Clini un percorso in grado di portare specifiche risorse.

“Le zone colpite sono un distretto economico vitale per l’intero Paese” afferma Lorenzo Frattini presidente di Legambiente Emilia-Romagna. “A livello nazionale, questa ricostruzione deve essere vista come un laboratorio verde in cui portare le esperienze migliori nei vari campi, facendone un esempio in positivo e non solo un intervento di tamponamento. Su questo punto l’invito è alle istituzioni come alle forze economiche”.

Per le ditte chiamate a ricostruire potrebbe essere un’occasione per applicare le migliori pratiche di risparmio energetico e riduzione dell’impatto ambientale, oggi poco diffuse, ma che saranno obbligatorie tra pochi anni. Occorre sostenere l’agricoltura di qualità e i prodotti locali facilitando i mercati a km zero sia nelle zone colpite che nel capoluogo di regione.
Su questi temi Legambiente terrà alta l’attenzione nei prossimi tempi.

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