Mentre in Italia hanno provato a riaccenderlo, il Giappone ha spento il nucleare.

La notizia non è freschissima ma due righe vogliamo scriverle anche noi. Mentre in Italia ci sono voluti il referendum del 1987,  l’abbandono del Progetto Unificato Nucleare con la chiusura delle tre centrali ancora funzionanti di Latina, Trino e Caorso, e il definitivo NO nel referendum del 2011 in cui sono state abrogate le normative per l’ambito nucleare da elettroproduzione, in Giappone il disastroso e devastanteevento di Fukushima ha portato all’abbandono del nucleare con lo spegnimento il 5 maggio dell’ultimo reattore rimasto in funzione dopo il progressivo spegnimento di tutte le centrali, il reattore di Tomari,  ultimo dei 54 presenti sull’arcipelago.

In occasione di questo evento Greenpeace ha chiesto simbolicamente al Governo giapponese di cogliere l’opportunità di un Paese denuclearizzato per ascoltare finalmente i suoi stessi esperti e il popolo giapponese che chiede di tenere spenti i reattori e di concentrare ogni sforzo per aumentare l’efficienza energetica e l’uso delle energie rinnovabili.

“È importante che il popolo giapponese venga preservato da ulteriori rischi relativi al nucleare mentre centinaia di migliaia di persone continuano a subire gli effetti del disastro di Fukushima – sostiene Junichi Sato, Direttore esecutivo di Greenpeace Giappone. – Un Giappone senza nucleare è un Giappone più sicuro. Per garantirsi un futuro di prosperità, il nostro Paese deve rottamare il nucleare a vantaggio delle rinnovabili”.

Questa richiesta non sembra eccessiva se si pensa che nel settembre 2011, pochi mesi dopo il disastro di Fukushima, Greenpeace ha pubblicato lo scenario energetico “Energy Revolution – Japan” che dimostra come il Paese possa fare a meno del nucleare e raggiungere comunque gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra al 2020 con efficienza energetica, sviluppo delle rinnovabili e migliore gestione della domanda energetica.

“Anche se tutti i reattori sono spenti, in Giappone non ci sono problemi di produzione elettrica. Il picco di domanda estivo può essere gestito aumentando l’efficienza e con un’oculata gestione della produzione e del risparmio energetico – aggiunge Sato. – Il disastro di Fukushima ha dimostrato che i reattori nucleari giapponesi, e le istituzioni che li gestiscono non sarebbero in grado di sopportare un altro grosso terremoto, che gli esperti ci predicono per i prossimi anni. Semplicemente, non vale la pena di correre questi rischi quando sappiamo con certezza che le alternative sono a portata di mano”.

La battaglia del Giappone contro il nucleare si sposta quindi sulle rinnovabili, con la necessità di concentrare ogni sforzo verso l’energia pulita e il risparmio energetico. se ce la farà il Giappone (con una popolazione che è il doppio di quella Italiana con circa la stessa superficie) ce la possiamo fare tutti.

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Approfondimenti (fonte wikipedia)

Lo sfruttamento dell’energia nucleare in Italia ha avuto luogo tra il 1963 e il 1990. Le quattro centrali nucleari italiane sono state chiuse per raggiunti limiti d’età, o a seguito dei referendum del 1987. Il dibattito sull’eventuale reintroduzione dell’energia nucleare che si era aperto fra il 2005 ed il 2008, si è chiuso con il referendum abrogativi del 2011, in cui sono state abrogate le normative per l’ambito nucleare da elettroproduzione.

Nel 1982 l’impianto di Sessa Aurunca viene fermato per un guasto e, a seguito di valutazioni sull’antieconomicità delle riparazioni, viene spento. L’incidente di Černobyl del 1986 portò a indire in Italia l’anno successivo tre referendum nazionali sul settore elettronucleare. In tale consultazione popolare, circa l’80% dei votanti si espresse a favore delle istanze portate avanti dai promotori. I tre referendum non vietavano in modo esplicito la costruzione di nuove centrali, né imponevano la chiusura di quelle esistenti o in fase di realizzazione, ma si limitavano ad abrogare i cosiddetti “oneri compensativi” spettanti agli enti locali sedi dei siti individuati per la costruzione di nuovi impianti nucleari, nonché la norma che concedeva al CIPE la facoltà di scelta dei siti stessi in presenza di un mancato accordo in tal senso con i comuni interessati, e a impedire all’Enel di partecipare alla costruzione di centrali elettronucleari all’estero.

Tra il 1988 e il 1990 i Governi Goria, De Mita e Andreotti VI posero termine all’esperienza elettronucleare italiana con l’abbandono del Progetto Unificato Nucleare e la chiusura delle tre centrali ancora funzionanti di Latina, Trino e Caorso. Le due centrali di Latina e di Trino erano già praticamente a fine vita, essendo state progettate per poter funzionare per 25-30 anni dall’accensione del reattore, e dunque l’unica centrale che venne effettivamente chiusa con grande anticipo sul ciclo previsto fu quella di Caorso. Per quanto riguarda gli impianti in costruzione e quelli pianificati, fu interrotto il cantiere della centrale di Montalto di Castro la cui area, sfruttando le prese per l’acqua a mare già realizzate, venne poi riutilizzata per la realizzazione della centrale a policombustibile Alessandro Volta mentre per il progetto della seconda installazione di Trino era stato solo individuato e predisposto il sito che fu in seguito impiegato per l’approntamento di un impianto a gas a ciclo combinato.

2 Commenti

  1. vic 24 maggio 2012 at 00:10 - Reply

    Penso che l’esempio giapponese vada monitorato con grandissima attenzione, sia dal punto di vista del risparmio energetico, uso rinnovabili, uso delle fonti tradizionali orfane dell’apporto nucleare nonché sull’ottimizzazione della rete esistente in ottica smart grid o simil-smart grid.
    Perdonatemi pero’ se introduco qui un discorso diverso e che mi intriga non poco: continuo a sentire in giro voci che non capisco se sono reali o emerite leggende metropolitane; la fusione fredda, sento dire che si é vicinissimi all’applicabilita’, ma anche che le lobbies del petrolio riescono a imporre la censura a tutti i media o quasi (nonché privare la ricerca di finanziamenti). Voi che ne dite/o sapete? Ciao

  2. Stefano Caproni 24 maggio 2012 at 08:29 - Reply

    Ciao Vic, a me interessa molto vedere gli sviluppi di questa cosa, perchè se una nazione avida di energia come il Giappone ce la farà, allora ci sono speranze per tutti, sempre che ci sia la volontà di farlo).
    per quanto riguarda la fusione fredda nei media tradizionali non se ne parla, si trovano notizie in rete, tutte da valutare, ma ho la senzazione che anche questa volta sarà difficile. Queste tecnologie spesso sviluppate da pionieri senza alcun appoggio sono difficili da sviluppare. E alle grandi potenze economiche mondiali, non interessa nè svilupparle ne che siano messe troppo in luce. ma finirà pure questo pertolio……………

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