Mareblu si impegna ad utilizzare solo metodi di pesca “sostenibili” entro il 2016

I metodi di pesca al tonno sono sempre stati al centro di polemiche per i sistemi utilizzati e per il danno subito da molte specie (mante, squali, tartarughe) che subiscono danni ingenti causati dai sistemi ad aggregazione per pesci. Con tali sistemi la pesca viene realizzata tramite oggetti galleggianti che attirano esemplari giovani di tonno, ma anche specie minacciate come tartarughe marine, squali balena e altri pesci che regolarmente finiscono in queste reti in modo accidentale. Una volta pescati, tonni diversi vengono conservati e congelati tutti insieme a bordo, e la loro identificazione risulta difficile. L’utilizzo dei FAD sta distruggendo l’ecosistema marino e conducendo gli stock di tonno verso il collasso.

Grazie alla campagna “Tonno in Trappola” di Greenpeace,  Mareblu – tra le più importanti marche di tonno del mercato italiano – annuncia il suo impegno a utilizzare solo metodi di pesca sostenibili. Entro la fine del 2016 il 100% del tonno Mareblu sarà pescato solo con canna (Pole&Line) o con reti a circuizione senza uso di sistemi di aggregazione per pesci (FAD).

Mareblu si è inoltre impegnata ad appoggiare la creazione di riserve marine nelle zone d’alto mare del Pacifico, a incrementare nei propri prodotti la quota percentuale di tonnetto striato (unica specie al momento non in crisi), a non utilizzare il tonno obeso (specie vulnerabile secondo l’IUCN), e a offrire maggiore trasparenza ai consumatori, indicando in etichetta oltre al nome della specie, l’area e il metodo di pesca. Il primo prodotto Mareblu sostenibile, tonnetto striato pescato con canna, dovrebbe essere disponibile ai consumatori italiani già entro l’anno.

“Gli impegni presi oggi sono essenziali non solo per tutelare la risorsa tonno, ma per garantire un futuro alla nostra azienda. – sottolinea Adolfo Valsecchi, presidente di Mareblu e CEO MW Brands – Speriamo che i nostri standard vengano adottati presto anche dal resto dell’industria conserviera del tonno”.

La maggior parte del tonno pescato nel mondo è catturato da reti a circuizione con “sistemi di aggregazione per pesci” (FAD). I FAD sono oggetti galleggianti utilizzati per concentrare i tonni e purtroppo  nelle reti finiscono anche molte altre specie come squali, mante e tartarughe, ed esemplari giovani di tonno. Si stima che, per ogni nove chilogrammi di tonni catturati, si pesca un chilogrammo di altri animali “indesiderati”. Le catture accessorie (specie non utilizzate quale alimento) della pesca su FAD potrebbero superare le 182 mila tonnellate all’anno. Abbandonare tali metodi, come Mareblu si è impegnato a fare, ridurrebbe del 90 per cento queste catture accessorie.

Mareblu, terza marca nel mercato italiano delle conserve ittiche, è una società del gruppo MW Brands, di proprietà della più grande compagnia al mondo di prodotti ittici, la Thai Union. Dopo un anno di forti pressioni, la compagnia ha finalmente deciso di smetterla con i doppi standard, adottando per Mareblu in Italia gli stessi impegni di sostenibilità già presi per la loro marca, John West, sul mercato inglese.

Siamo sicuri che Greepeace vigilerà affinchè quelle del Gruppo MW Brands non siano solo parole, e che seguano fatti concreti sino al raggiungimento dell’obbiettivo promesso. Per quanto possibile, cerchiamo di privilegiare le marche come Mareblù che si stanno impegnando per dare un contributo alla salvaguardia dell’ambiente e che stanno ascoltando le associazioni ambientaliste con l’obiettivo di praticare sistemi di pesca meno invasivi, sono piccoli passi che contano.

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